GIUSEPPE FRANGI

L’OPINIONE DEL MESE – GIUSEPPE FRANGI

Continua il ciclo di interviste di 10alle5 Quotidiano alle grandi firme della cultura. Questo mese abbiamo intervistato Giuseppe Frangi, direttore di Vita, scrittore, critico d'arte. Tiene due blig: Ricchi e poveri e Robedachiodi. Il secondo è presente sul sito dell’Associazione Giovanni Testori di cui è presidente.

Che cosa ne pensa dell’offerta culturale e sociale del Comune di Milano? Non dovrebbero essere maggiormente integrate? Se sì, come fare?

Milano è una città molto attiva e sensibile alle proposte culturali. Oggi quello che vedo è in particolare un problema di segmentazione della popolazione, per cui le proposte finiscono con il coltivare l’attenzione di chi è già sensibile culturalmente. Ci si accontenta di quello senza pensare a come fare breccia su un pubblico nuovo: mi riferisco in particolare ai giovani, che vengono intercettati solo grazie alle scuole e agli stranieri che rappresentano io 20% della popolazione del comune. Oggi si pensa troppo per mostre, invece bisogna pensare di più alle potenzialità attrattive delle istituzioni storiche. Ad esempio bisogna lavorare sugli orari, perché la sera è una fascia che va più valorizzata. Bisogna lavorare sul personale, motivandolo ben diversamente e rendendolo attivo rispetto al visitatore. Bisogna provare a fare più iniziative che coinvolgano le zone in cui la popolazione oggi meno coi volta venga sollecitita. Ad esempio perché non fare delle biblioteche rionali delle piccole cellule staccate dove portare a rotazione opere odi oggetti dei musei comunali? Il patrimonio non è solo un attrattore turistico. È anche un fattore di coesione e di conoscenza per chi vive la nostra città.

Milano è una città che punta molto sulla cultura e sull’accoglienza. Non sarebbe bello costruire un festival o un evento che sia un mix delle due qualità? 

Sarebbe una bella cosa, a patto di non farne un evento vetrina per chi abita in centro. Oggi il peccato da cui Milano è  un certo rischio di narcisismo rispetto al proprio essere diversa dal resto del Paese. È come se ci si sentisse tutti a posto, e dalla parte giusta. Invece bisogna rischiare di più. Se Festival si fa, lo si faccia alla Case di via Salomone dove era stato il Papa, per fare un esempio, non la Parco Sempione...

Brera ha dichiarato un forte incremento di visitatori e di incassi. Tuttavia dividendo gli incassi per il numerosi visitatori, risulta che il biglietto medio pagato per accedere a Brera è di 2.30€ a persona. Non crede che il tema della sostenibilità economica dei musei debba diventare centrale nell'ambito della promozione culturale?  

Nessun museo al mondo si paga, neanche il Louvre. Penso che sia giusto così e addirittura sarei propenso a maggiori giorni di gratuità per provare a fare breccia su chi sente il museo come qualcosa che non lo riguarda. La cultura deve essere concepita come un investimento pubblico sulla maturazione dei cittadini. Piuttosto la preoccupazione è che questo avvenga. Che le risorse giustamente messe nei musei abbiano un loro ritorno in conoscenza e anche in senso di appartenenza ad una grande storia, che è di tutti, anche dei nuovi arrivati.

GIUSEPPE FRANGI
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