turismo alla londinese

Turismo alla londinese. E i rischi per Milano. Analisi

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Il turismo alla londinese che mette a rischio gli operatori milanesi. Analisi

By Bruce Wayne e Fabio Massa

Idea giusta, metodo mica troppo. Sulla questione della gestione del turismo sul modello London&Partners Affaritaliani.it Milano, nella rubrica curata ​da Bruce Wayne, aveva dato la notizia dell’incontro – più o meno segreto – già circa un mese fa, il 13 aprile scorso (http://www.affaritaliani.it/milano/turismo-milano-chiude-tutto-addio-al-portale-ai-point-e-534941.html). Notizia poi confermata dal Corriere, che ha aggiunto qualche dettaglio: l’ente London & Partners è venuto a Milano, ha incontrato alcuni rappresentanti delle categorie del turismo e della cultura, e sta facendo una consulenza al Comune per studiare un soggetto pubblico-privato per la promozione del territorio. Fin qui, tutto bene. Poiché l’idea è valida: un ente fatto dai privati e coordinato dal pubblico per la promozione del territorio; uno straordinario modello di cooperazione per la promozione turistica. Siamo contenti? Tutti contenti? Sì. Forse. O forse non troppo. Perché l’idea è buona, ma costruita su premesse diciamo da verificare.

Prima questione: come si fa a progettare un soggetto del genere senza la necessaria e preventiva condivisione? ​Si dirà che condivisione c’è stata proprio in quegli incontri notte tempo da noi svelati, con le associazioni di categoria. ​Ma le associazioni hanno potuto riferire agli associati? E soprattutto erano state preventivamente informate?​ Il turismo, lo capisce anche un bambino, è un’impresa diffusa sul territorio, con una molteplicità di attori. E tutte le volte che si è provato a calare dall’alto una strategia senza coinvolgimento, è stato sempre un flop. Ma vedremo.

Seconda questione, priva di campanilismo. Perchè dobbiamo prendere una società estera, seppur di una prestigiosa meta turistica come Londra, per spiegarci come dobbiamo promuoverci? Non era meglio prima confrontarsi in un dibattito pubblico con chi fa turismo per Milano tutti i giorni e poi proporre di coinvolgere London & Partners che avrebbe potuto suggerire una contaminazione tra la via italiana e quella londinese? ​Il Sindaco – ci dispiace doverlo tirare sempre in ballo ma lui ha parlato della questione attinente le deleghe dell’assessore al Turismo – si ricorda sicuramente che il successo di Expo è stato frutto degli operatori locali più che dei tanto evocati player internazionali…invasione dei Cinesi docet. ​

Terza questione, ovvero il passato. Il passato dovrebbe insegnare. Abbiamo già visto un’idea di modello pubblico-privato nel campo del turismo. Precisamente, con le stesse forme e finalità durante Expo 2015. Era la cara e vecchia Explora, oggi veicolo di promozione della Regione. L’idea, anche allora, era buona. Anche in quel caso la formula era un grande patto pubblico-privato per la promozione del territorio. Perché creare di fatto qualcosa di nuovo solo per una separazione tra Comune e Regione e invece non rivitalizzare ed emendare gli errori? Perché di errori, anche su Explora, se ne fecero: siamo certi che il Sindaco, in qualità di Ex ad di Expo2015 spa, se ne ricorda molto bene, dato che a gestire i rapporti con questa realtà c’era un suo uomo di fiducia, ovvero Piero Galli, ora CEO della società Finalter spa. Una società,  che ha come finalità la creazione e gestione di collaborazioni pubblico-private, che Sala parimenti conosce bene, visto che ne aveva una quota del 20%, poi  conferita in un Trust dalla data di elezione a Sindaco. Ecco, visto che il sindaco sa tutto e ha esperienza di tutto questo, siamo sicuri che interverrà per inserire condivisioni ed evitare naufragi. E anche per fugare un dubbio, che ci sia concesso: non è che qualcuno pensa che in questa bellissima nascente realtà vadano a far parte solo i grandi gruppi, magari esteri, e i piccoli e medi player del territorio verranno esclusi? I cultori della storia ricordano che mentre la Gran Bretagna affogava nella recessione, fu la piccola e media impresa manifatturiera a salvare l’Italia. Sono passati più di quarant’anni, ma – come si diceva – la Storia dovrebbe insegnare. E dovrebbe insegnare, battiamo ancora sullo stesso punto, che non è nottetempo e con gli incontri segreti che si crea condivisione. Se vogliamo davvero un soggetto pubblico-privato che faccia promozione del territorio con il territorio, c’è bisogno di confronto. Sappiamo che per gli uomini e le donne del fare, il confronto a volte sembra una perdita di tempo, e alcune volte effettivamente lo è, nel suo più spinto assemblearismo. Ma oltre alla sostanza, soprattutto nel governo della città, serve anche la forma. Perché nel caso della condivisione, la forma è sostanza.

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